I luoghi e le opere
Capoluogo, insieme a Forlì, della nuova Provincia, Cesena ha storia antica. Fu centro probabilmente umbro (ancor prima, il nome della città rivela influenza etrusca), anteriormente alla colonizzazione romana. Sorta sul colle Carampo (ove ancor oggi campeggia la successiva e maestosa Rocca Malatestiana), la città vi sviluppò dapprima verso le rive del Savio. Quando i Romani si impadronirono della valle del Savio occuparono probabilmente anche l'antico insediamento: qui la via Emilia, nel suo tracciato descrive un'ampia curva.
Sulla storia antica di Cesena ci sono ipotesi, ma poche certezze: questo perché la città fu letteralmente ridotta ad un cumulo di macerie dalle truppe mercenarie al soldo di Papa Gregorio XI (correva l'anno 1377). Il nuovo papa Urbano VI concesse la distrutta città a Galeotto Malatesta, che pose mano alla ricostruzione. Sotto la signoria dei Malatesta la città vive un periodo tranquillo, finché entra in scena (già corre il 1400) Malatesta Novello: non già le imprese di guerra (che gli furono spesso avverse) ma le belle opere di pace dedicate alla città, con il "gioiello" della bellissima Biblioteca (da lui detta Malatestiana) sono testimonianza e dote lasciata da questo "condottiero-umanista".
Tuttavia, sfortunate azioni militari segnarono il tramonto di questa signoria. Un breve intermezzo sotto i Borgia e Cesena ritornò sotto il dominio pontificio, le cui vicende si intrecciarono alle sorti della città sino agli albori dell'epoca moderna. Cesena è detta anche la "città dei tre papi", poiché diede due suoi figli al Papato, ed un terzo lo adottò: si tratta di Giannangelo Braschi, Pio VI (1717-1799); Barnaba Chiaramonti, Pio VII (1742-1823); Francesco Saverio Castiglioni, Pio Vili (1761-1830) che ne fu Vescovo prima di ascendere al soglio.
Le disagevoli condizioni della città sotto il dominio pontificio non spensero del tutto l'interesse per le lettere e per le arti, così vive ai tempi di Malatesta Novello, tanto che a Cesena operò una Università (soppressa poi nell'800). Il peso del dominio pontificio determinò, suo malgrado, un terreno fertile per le lotte risorgimentali, e per la passionalità dello scontro politico.Oggi Cesena è città laboriosa, ospitale, ben conosciuta per la sua vivacità. "Capitale" di sani prodotti agricoli, e della loro esportazione, la città si avvale di una imprenditoria diffusa che l'hanno fatta eccellere anche in campo sportivo (il calcio, il trotto) nonché in campo culturale (pittura, arte e teatro, università).
La biblioteca Malatestiana
È piena di fascino la visita alla Biblioteca Malatestiana, tra le più belle e meglio conservate, in tutta Europa, tra le biblioteche umanistico-conventuali. "Gioia e tesoro di questa città", voluta da Malatesta Novello, edificata su una vecchia "fabbrica" del convento di S. Francesco dei Frati Minori dall'architetto Matteo Nuli da Fano, anche se recenti studi vi vedono pure la mano felice di Leon Battista Alberti. Inaugurata nel 1452, si presenta ai nostri occhi come allora: arte progettuale e funzionalità si sposano bene in questa grande aula a tre navate, una centrale, con finestre di tipo veneziano poste sapientemente a dar luce ai banchi di lettura.
58 "plutei" per la consultazione (29 per navata) e un patrimonio d'inestimabile valore di 340 manoscritti talora miniati ancora fissati ai banchi con le stesse catene dell'epoca (c'era la scomunica per chi rubava i libri) sono solo alcune delle notizie che le guide forniranno agli affascinati visitatori. Di fronte all'Aula del Nuti c'è la Biblioteca Piana, cioè la ricchissima biblioteca privata del papa cesenate Pio VII. Nel complesso della Biblioteca (oltre alla funzionale sezione moderna) c'è il Lapidario ed un interessante Museo dell'antichità. Lo "stemma" che ci accompagna nelle visite è l'Elefante dei Malatesta con la scritta: Elephans indus culices non timet", cioè "l'elefante indiano non teme le zanzare".
La Festa di San Giovanni
Nel ricco "carnet" di spettacoli, mostre, appuntamenti che Cesena offre durante l'arco dell'anno, una citazione particolare spetta all'antica "Festa di S. Giovanni" (24 giugno), patrono della città, che tradizionalmente trasforma il centro in una pittoresca "kermesse" di bancarelle. La lavanda, venduta in odorosi mazzetti, i fischietti di zucchero rosso per i più piccini, le prime trecce d'aglio sono la peculiarità di questa festa bella e sentita, che affonda le sue radici in antiche tradizioni popolari, quando la rugiada dell'alba del giorno di S. Giovanni portava benefiche virtù. quanto alle fiere moderne, Cesena offre una vivace attività fieristica: di particolare importanza è il Macfrut, rassegna internazionale dedicata all'ortofrutta ed alle più moderne tecniche di conservazione e trasporto, che si svolge ogni anno a maggio.